Dal S. Anna un premio all’impegno dei dipendenti: “Tutti uniti da una missione comune”

Un punto fermo in un momento di profonda destabilizzazione. Un gesto di vicinanza, di solidarietà, di comunione, in un periodo in cui tutto viene messo in discussione: il lavoro, i rapporti umani, il futuro stesso.

Il “premio” che l’Istituto S. Anna di Crotone ha voluto riconoscere ai suoi dipendenti, per un totale di 50mila euro in buoni acquisto, va ben al di là del suo valore puramente economico. È un segno tangibile della condivisione di un percorso, di una causa comune, quella della tutela della salute dei pazienti. Una causa che lega in maniera strettissima questa ‘famiglia’, che proprio in virtù di questo rapporto costruito negli anni, oggi sta affrontando unita l’emergenza sanitaria.

Così, in un momento tanto difficile quanto disorientante, i dipendenti dell’Istituto hanno scelto di mettere davanti a tutto la loro missione, quella di prendersi cura con immutata professionalità dei pazienti affidati alla struttura. Pazienti spesso in condizioni molto gravi, e che proprio per questo hanno bisogno di ogni attenzione, di ogni precauzione, ma anche di ogni sorriso o piccola carezza che in questo momento i parenti non possono porgere loro.

Medici, infermieri, terapisti, operatori socio-assistenziali, ausiliarie e collaboratori delle diverse professioni: tutti hanno deciso di restare al proprio posto, continuando a lavorare con la consueta professionalità, in un momento in cui conciliare il lavoro con gli impegni familiari può essere particolarmente difficile, specie per chi ha figli piccoli.

Un impegno condiviso con i vertici dell’azienda, che col premio messo a disposizione dei propri dipendenti hanno voluto manifestare in maniera tangibile la propria vicinanza e riconoscenza per l’attenzione, la presenza e l’impegno che il personale ha continuato a profondere anche nell’emergenza.

“Ognuno di noi – si legge in una lettera indirizzata a tutti i dipendenti dall’azienda – ha reagito a questa inaspettata emergenza in modo diverso, spesso emotivo. Tutti però abbiamo cercato di fare il nostro dovere onorando fino in fondo la missione che a noi è affidata. Auspichiamo che questo momento diventi presto solo un brutto ricordo e che si possa ritornare presto alla vita familiare, sociale e lavorativa che ognuno di noi desidera. Ancora una volta la ‘famiglia’ S. Anna si sta dimostrando unita e siamo certi che insieme ce la faremo”.

La riabilitazione attraverso la ‘cooking therapy’ sulla stampa nazionale

“La cooking therapy: nuovo strumento riabilitativo” è il titolo del servizio che il bimestrale Beesness ha dedicato allo studio condotto sull’argomento dal prof. Antonio Cerasa, ricercatore in neuroscienze del CNR, in collaborazione con l’Istituto di Alta specialità̀ riabilitativa S. Anna di Crotone.

Si tratta di uno studio pubblicato sulla rivista “Journal of Clinical Neuroscience”, che propone un protocollo di riabilitazione cognitiva condotto attraverso le attività legate a tutti i gesti del cucinare. “L’abitudine e il ripetersi di azioni coordinate come seguire più fornelli, salare, impiattare e nel frattempo istruire il personale di cucina, va a sviluppare la materia grigia posteriore del cervello – spiega Cerasa – Pertanto, ho pensato proprio a coloro che hanno subito una lesione in questa zona cranica, ossia coloro che sono stati colpiti da ictus e hanno riportato danni motori e cognitivi”. E proprio per loro ha pensato a questo strumento di riabilitazione cognitiva che “non è solo motoria, ma va ad aumentare le capacità di coordinazione”. Lo studio è stato condotto, con la collaborazione di tre noti chef calabresi – Caterina Ceraudo, Antonio Biafora e Luca Abbruzzino – presso l’Istituto S. Anna di Crotone, che si mostra ancora una volta all’avanguardia nel settore della ricerca legata alla riabilitazione neurologica.

rassegna stampa

S.Anna e Dzne di Bonn insieme per la ricerca sulla riabilitazione nella demenza

È una convenzione che apre nuove strade alla ricerca quella siglata tra l’Istituto S. Anna di Crotone e il Dzne (Deutsche zentrum für neurodegenerative erkrankungen), il centro di studi che a Bonn si occupa di malattie neurodegenerative. Due eccellenze che si mettono insieme per crescere, e uniscono le forze e le rispettive specializzazioni per poter offrire migliori prospettive di vita ai cittadini affetti da malattie neurodegenerative.

Il protocollo è stato illustrato a margine della Prima Conferenza internazionale sulla teleneuroriabilitazione organizzata a Crotone proprio dall’Istituto S. Anna e promossa dalla Sirn (la Società italiana di riabilitazione neurologica) e dalla World federation for neurorehabilitation. Ad illustrarne i contenuti ed il valore sono stati l’amministratore unico dell’Istituto crotonese Giovanni Pugliese ed il direttore del Dzne Pierluigi Nicotera, lo scienziato catanzarese massimo esperto europeo nel suo campo, scelto personalmente dal cancelliere Angela Merkel per dirigere questa rete che mette insieme il lavoro di 11 centri specialistici tedeschi.

“L’Istituto S. Anna si occupa da anni in maniera avanzata di riabilitazione – ha spiegato Nicotera – e noi nel Dzne in Germania ci occupiamo di malattie neurodegenerative, prevalentemente di Alzheimer. Quindi abbiamo deciso di mettere insieme le nostre capacità per cercare di introdurre la riabilitazione nella demenza, e in particolare seguire i pazienti cercando di modificare le traiettorie di declino delle loro capacità cognitive”. Mettere queste esperienze insieme “vuol dire creare nuove modalità di terapie per le persone che hanno la demenza. Una ricerca che può essere inserita nei protocolli di cura una volta che ne sia stata dimostrata l’efficacia”. “L’esperienza ci insegna che accanto alle ricerche di base come quelle che stiamo conducendo (per nuovi farmaci, nuovi trattamenti per bloccare la progressione della malattia o per prevenirla), le persone che hanno già l’Alzheimer o altre forme di demenza possono essere aiutate intervenendo sulla traiettoria della malattia, vale a dure rallentandone l’evoluzione dopo la diagnosi”. Perché un paziente con la demenza, con l’Alzheimer “non è necessariamente una persona finita. In molti casi può vivere per parecchi anni una vita perfettamente normale: e se ha un training può continuare a lavorare, ad avere un inserimento normale nella famiglia e nel mondo”.

Giovanni Pugliese e il prof. Pierluigi Nicotera

L’idea della collaborazione con l’Istituto S. Anna nasce un anno fa: “Sono rimasto estremamente impressionato – spiega Nicotera – dalla qualità del lavoro che vi si svolge, da come il paziente viene trattato e nello stesso tempo dallo sviluppo di tecnologie, come la robotica, l’uso dei computer e di altri sistemi per riuscire a riabilitare i pazienti, l’uso di terapie per il dolore, la musicoterapia. Tutti concetti avanzati che mi hanno dato l’idea di cercare di dare vita ad una collaborazione”.

“È una soddisfazione enorme – afferma dal canto suo Giovanni Pugliese – un onore ed un orgoglio poter lavorare con un Centro di questa importanza, e ringrazio il prof. Nicotera che ci dà la possibilità di avviare questa collaborazione paradossalmente alla pari. Penso sia un segnale, importante per Crotone e per la Calabria tutta. E per noi è il segno che nel nostro piccolo, nel nostro settore stiamo lavorando bene e con serietà. Il settore nel quale ci muoviamo da anni è medicina di frontiera; non troverete protocolli o manuali sul modo in cui si devono trattare molti dei pazienti di cui ci occupiamo: in questo quadro la ricerca diventa indispensabile, per dare risposte e servizi adeguati a persone che sono affette da malattie gravissime”. Alla presentazione del protocollo era presente anche Giovanni Leonardi, direttore generale del ministero della Salute per il settore Ricerca e Innovazione. L’iniziativa è stata preceduta da una apprezzatissima lectio magistralis del professor Pierluigi Nicotera.

La “Terapia dei fornelli” spiegata al grande pubblico

La “Terapia dei fornelli” per curare l’ictus e non solo. Anche la rubrica medica del settimanale Diva e Donna si occupa della ricerca che il Cnr sta compiendo in collaborazione con l’Istituto di Alta specialità riabilitativa S. Anna di Crotone, applicando la Terapia dei fornelli (o Cooking therapy) sui pazienti con ictus. L’idea di base – spiegata dal ricercatore del Cnr Antonio Cerasa – è che la ripetizione di operazioni man mano più complesse legate all’azione del cucinare possano aiutare i pazienti a recuperare tante piccole abilità che li avvicinino sempre di più alla vita che conducevano prima dell’ictus. Nelle sessioni di cucina, inoltre, alla componente squisitamente medica si affianca quella emotiva, perché la cucina è socializzazione, e poi conduce ad uno scopo finale concreto, che è il piatto che si va a realizzare.