Il prezioso contributo del S. Anna al Congresso nazionale della Sirn

L’Istituto S. Anna di Crotone, ancora una volta, ha offerto un importante contributo al Congresso nazionale della Sirn, che si è svolto a Perugia ed ha avuto come tema “Il percorso verso la cronicità in riabilitazione neurologica”.

Come rappresentanti dell’Istituto vi hanno preso parte il direttore scientifico dr Paolo Tonin, la responsabile dell’Unità di risveglio e per gravi cerebrolesioni dr.ssa Lucia Francesca Lucca, l’assistente dell’Unità di risveglio dott.ssa Maria Ursino, la neuropsicologa e ricercatrice dr.ssa Daniela Cortese ed il ricercatore dr. Francesco Arcuri.

Obiettivo del Congresso è stata l’analisi dell’intervento riabilitativo per le condizioni di disabilità di origine neurologica, partendo dalla fase acuta fino alla fase della cosiddetta “cronicità”: cosiddetta perché anche in condizioni di recupero stabilizzate la plasticità cerebrale rimane comunque attiva. In questo senso risulta chiaro che occorre mettere in campo una strategia di riabilitazione neurologica complessiva, che non può prescindere dal coinvolgimento attivo del paziente e/o del caregiver e più in generale delle associazioni dei pazienti. In questo contesto le nuove tecnologie giocano un ruolo crescente, perché permettono diagnosi sempre più raffinate e rapide: la robotica non solo come sistema di supporto alla riabilitazione, ma anche assistenza della condizione di disabilità alla fine del percorso riabilitativo; la teleriabilitazione come uno strumento da mettere a sistema per mantenere la presa in carico riabilitativa della persona disabile e per prolungare a domicilio l’intervento riabilitativo.

Il dr. Tonin nella giornata di apertura del Congresso ha tenuto la lezione magistrale “Connettività e Volume Transmission: due vie verso una neuroriabilitazione personalizzata”.

Il dr Arcuri ha presentato un lavoro riguardante la “Progression of Autonomies Scale (PAS)”, scala costruita e validata presso l’Istituto S. Anna di Crotone; uno strumento che permette di definire ampi profili di disabilità nei pazienti con gravi cerebrolesioni acquisite sottoposti a trattamento riabilitativo, e che fornisce informazioni sui livelli di autonomia, in diversi domini di funzionamento che vanno dall’autonomia personale alla domiciliare e all’extradomiciliare. Consente, inoltre, di pianificare un trattamento riabilitativo con obiettivi reali centrato sulla persona e di monitorare e quantificare le abilità recuperate e generalizzarle alla routine quotidiana.

La dr.ssa Cortese ha presentato il lavoro, in corso di pubblicazioneAttività di Coscienza Sommersa in Pazienti con Sindrome da Veglia Aresponsiva: può la Nocicezione aiutare a Scoprirla?”. Tale lavoro è stato svolto in collaborazione C. Schnakers e S. Laureys del Coma Center di Liegi Belgio. Lo scopo dello studio è osservare il comportamento del paziente con Sindrome da Veglia Aresponsiva/Stato vegetativo durante la somministrazione dello stimolo nocicettivo in un contesto di apprendimento classico (trace conditioning) attraverso l’uso della Galvanic Skin Response (GSR). L’applicazione del protocollo, in linea con l’obiettivo preposto, ha rilevato la possibilità di diagnosticare con maggiore precisione e precocità quali pazienti hanno maggiore possibilità di evoluzione verso un livello di coscienza maggiore, con forti implicazioni per ciò che riguarda la definizione di un adeguato e specifico intervento riabilitativo e di stimolazione.

La dr.ssa Lucca ha presentato lo sviluppo da fase progettuale fino al riconoscimento come servizio di Oberon, attualmente attivo in Calabria, servizio di teleassistenza per persone con esiti cronici da Grave cerebrolesione acquisita, illustrando il modello organizzativo e ponendo particolare attenzione alla ricaduta sulla figura del caregiver e su tutto il sistema famiglia.

Infine la dr.ssa Ursino ha presentato un poster scientifico dal titolo: “Fattori prognostici di emersione da gravi disordini della coscienza in pazienti con Grave Cerebrolesione Acquisita” in cui sono stati presentati i risultati di uno studio prospettico osservazionale condotto su 180 pazienti ricoverati presso la struttura di riabilitazione crotonese. Secondo quanto osservato, la CRS_r (Coma Recovery Scale revised), somministrata in modo sistematico e standardizzato, oltre ad essere il gold standard per la diagnosi differenziale tra Stato Vegetativo e Stato di minima coscienza, rappresenta uno strumento fondamentale nella gestione clinica.

Durante il Congresso il dr Mauro Zampolini è stato eletto presidente della Società Scientifica.

Un modello innovativo per l’assistenza domiciliare

Il servizio di assistenza domiciliare di III° livello Oberon è modello nazionale per l’assistenza domiciliare di persone con disordini di coscienza. Il contatto telefonico per le informazioni è il seguente:

Contatto Telefonico : +39 377 7078876

OBERON

Il servizio Oberon si articola nell’assistenza domiciliare di pazienti in stato vegetativo e in stato di minima coscienza attraverso l’integrazione tra visite a domicilio di una equipe remota, il telemonitoraggio automatizzato di parametri vitali ed il teleconsulto dalla centrale operativa dell’ISA allestita presso la sede di Poggio Pudano, detta UOS (Unità operativa speciale). L’equipe remota è composta da un medico specialista, da un infermiere professionale, da un terapista della riabilitazione e da una assistente domiciliare per lo stato vegetativo (ADOSV) ed effettua visite con frequenze diverse a seconda delle condizioni cliniche del paziente. Il medico e l’ADOSV sono messi a disposizione dall’ISA mentre l’Infermiere e il terapista dalle singole Aziende sanitarie provinciali. E’ un servizio innovativo offerto nell’ambito dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI).

“Dalla acuzie alla cronicità”, corso Ecm in programma 18 e 19 aprile

Un momento di confronto tra rianimatori e riabilitatori per rendere sempre più lineare il percorso clinico assistenziale di pazienti con grave cerebrolesione acquisita.

Ha questo scopo il Corso Ecm “Dalla acuzie alla cronicità. Rischio infettivo e aspetti nutrizionali dei pazienti con grave cerebrolesione acquisita”, che si terrà i prossimi 18 e 19 aprile presso le due sedi dell’Istituto S. Anna di Crotone, organizzato dalla struttura crotonese in collaborazione con Abbott Nutrition.

Il convegno ha l’obiettivo di affrontare la problematica del rischio infettivo e di una sempre maggiore diffusione di germi multiresistenti che hanno impatto negativo sia in termini di prognosi di vita che di disabilità per i pazienti con grave cerebrolesione acquisita.

Per quanto riguarda, invece, la fase della cronicità per i pazienti con grave disabilità residua, il convegno affronterà la questione legata agli aspetti nutrizionali, che rappresentano una delle maggiori criticità per la qualità di vita di queste persone.

Il corso, diretto da Paolo Tonin (direttore scientifico dell’Istituto S. Anna), vedrà tra i relatori dirigenti medici di strutture ospedaliere dell’intero Sud Italia. La prima giornata si terrà nel pomeriggio di giovedì 18 aprile presso la sede di via Siris. La seconda avrà luogo nella mattinata di venerdì 19 aprile presso la sede di Poggio Pudano.

Riabilitazione post chirurgica, al S. Anna il programma è centrato sulla persona e multidisciplinare

“La riabilitazione post chirurgica” è il tema affrontato dalla dottoressa Maria Quintieri – primario di Riabilitazione intensiva dell’Istituto S. Anna di Crotone – nel corso dell’iniziativa su “Osteoporosi e complicanze in ortopedia” organizzata dal Lions Club Crotone.

Istituto di Alta specialità riabilitativa e centro di riferimento regionale, il S. Anna ha legato il suo contributo proprio alla lunga esperienza maturata ed all’elevatissimo livello di specializzazione raggiunto nel settore della Riabilitazione, che lo rendono centro d’eccellenza a livello internazionale. All’iniziativa era presente anche il direttore sanitario dell’Istituto S. Anna, dottor Paolo Scola.

“L’Istituto S. Anna – ha spiegato la dottoressa Quintieri – prende in carico pazienti reduci da interventi chirurgici, elaborando per ciascuno di essi un trattamento post operatorio mirato sulle rispettive necessità specifiche. E tutti i pazienti hanno diritto a una riabilitazione intensiva; l’età non costituisce motivo di esclusione”.

Per ottenere risultati migliori e permettere a ciascun paziente di recuperare la massima funzionalità possibile “il trattamento post operatorio va iniziato il più precocemente possibile, così da ridurre il rischio di complicanze come per esempio la sindrome da allettamento”. Il programma riabilitativo – che è adattato alle esigenze di ogni singola persona e viene elaborato da un team multidisciplinare – comprende obiettivi a breve e medio termine. Procede con “il recupero dell’articolarità e il potenziamento muscolare; l’educazione sui movimenti che proteggono l’articolazione; l’educazione alla deambulazione, dapprima con ausili e poi in carico totale”. “È poi importante – ha spiegato la dottoressa Quintieri – fornire al paziente una educazione motoria che comprenda informazioni sui movimenti e sulle posizioni consigliate e quelle sconsigliate, o su come usare strategie motorie per cercare di sfruttare le capacità residue”.

L’esperienza ha dimostrato come “i pazienti che ricevono due sedute giornaliere raggiungano più precocemente e velocemente le capacità funzionali”. Ma anche che la continuità assistenziale, l’alleanza terapeutica e la centralità della persona (su cui l’Istituto S. Anna basa tutto il suo lavoro) permettono ai pazienti in riabilitazione di ottenere risultati migliori e recuperare di più e più in fretta.

‘Myro’, un sistema innovativo per migliorare coordinazione e controllo della forza

È stato installato presso l’Istituto S. Anna di Crotone il sistema “Myro” della Tyromotion, utilizzato principalmente nella riabilitazione neurologica dell’arto superiore, ma che si rivolge anche a pazienti ortopedici e pediatrici, con disturbi a livello cognitivo e motorio.

Questo dispositivo, assolutamente innovativo ed unico nel suo genere, è costituito da una grande superficie interattiva su cui è possibile manipolare oggetti reali, lavorando sul controllo della forza, attraverso applicazioni touch che riproducono attività della vita quotidiana. L’obiettivo è quello di migliorare la coordinazione, la concentrazione e l’impiego della forza.

Attraverso l’inserimento di questo sistema all’interno della propria offerta riabilitativa, l’Istituto S. Anna si conferma struttura all’avanguardia nel proprio ambito e centro di riferimento regionale, garantendo ai pazienti ricoverati presso le proprie sedi il massimo della tecnologia disponibile al fine di poter ottenere il miglior recupero possibile.

Nuova pubblicazione sulla cura del dolore nei pazienti con cerebrolesioni

L’Unità di Risveglio dell’Istituto S. Anna di Crotone ha pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Journal of NeuroTrauma, un nuovo studio per valutare la presenza di crisi neurovegetative in pazienti con gravi cerebrolesioni acquisite.

Nei pazienti con grave cerebrolesione acquisita, durante la fase post-acuta riabilitativa possono manifestarsi fenomeni molto intensi di aumento della pressione arteriosa, cardiaca e respiratoria, unitamente ad iperattività muscolare, che limitano il percorso riabilitativo e contribuiscono ad aumentare la sofferenza per i pazienti e per i loro cari.

L’Istituto S. Anna di Crotone è coinvolto da diversi anni nello studio e nell’approfondimento di questa tematica, cui contribuisce anche attraverso la partecipazione al gruppo di lavoro mondiale che ha definito i segni delle crisi disautonomiche definendole come PSH (Iperattività Simpatetica Parossisitica).

Una tematica che è stata ulteriormente approfondita in un recente studio pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Journal of Neurotrauma, che ha riconosciuto il valore di questa ricerca nel percorso intrapreso a livello internazionale per per cercare di limitare al minimo la sofferenza dei pazienti ricoverati e per migliorare gli esiti della loro riabilitazione.

Paroxysmal Sympathetic Hyperactivity rate in patients in vegetative or minimally conscious state due to severe acquired brain injury evaluated by PSH assessment measure” è il titolo della pubblicazione (Lucca FL. Pignolo L, Leto L, Ursino M, Rogano S, Cerasa A.) sulla valutazione della frequenza di complicazioni cliniche nel percorso riabilitativo dei pazienti con cerebrolesioni.

“La prevenzione e la riduzione di qualunque fonte di dolore (fisico e psicologico) rappresenta lo standard della pratica clinica per i pazienti con gravi cerebrolesi acquisite. Questo tipo di approccio si traduce in un percorso riabilitativo più virtuoso, che contribuisce alla serenità del nucleo familiare e a una maggior fiducia nell’operato del team riabilitativo”. Così la dottoressa Lucia Lucca, primario dell’Unità di Risveglio del S.Anna e coordinatore del progetto di ricerca. “Le crisi disautonomiche (iperattività del sistema nervoso simpatico e motorio) sono le più complesse e imprevedibili complicazioni che accadono durante la fase di riabilitazione di questi pazienti. Saperle riconoscere in tempo, significa migliorare il trattamento riducendo sofferenza e dolore”.

“L’Istituto S.Anna è coinvolto da molti anni in questo particolare settore della neuroriabilitazione – aggiunge il direttore scientifico dell’Istituto, prof. Paolo Tonin – ed ha partecipato alle più importanti revisioni internazionali dei criteri diagnostici che oggi possono essere usati in tutte le cliniche mondiali per riconoscere con più efficacia i sintomi che precedono l’insorgenza di queste complicazioni”.

“Offrire ai nostri pazienti il massimo della cura e dell’attenzione ha sempre rappresentato la mission del nostro Istituto – conclude l’amministratore unico dell’Istituto S. Anna Giovanni Pugliese – ma questo può avvenire solo grazie all’investimento su innovazione e ricerca che aiutano il personale clinico a migliorare l’efficacia dei trattamenti”.

1st International Conference on Teleneurorehabilitation

Dear colleagues,

It gives us great pleasure to invite you to join us at our 1st International Conference on Teleneurorehabilitation, which will be held in Crotone (Italy) on May 10th-11th, 2019.

Studies on Telerehabilitation systems and managements have been growing significantly in the last decade, and this rehabilitative approach has been widely accepted and is now well established. Nevertheless, Telerehabilitation is likely to remain incomplete from the point of view of general care, due to persistent cost and political issues in particular.

La “Terapia dei fornelli” spiegata al grande pubblico

La “Terapia dei fornelli” per curare l’ictus e non solo. Anche la rubrica medica del settimanale Diva e Donna si occupa della ricerca che il Cnr sta compiendo in collaborazione con l’Istituto di Alta specialità riabilitativa S. Anna di Crotone, applicando la Terapia dei fornelli (o Cooking therapy) sui pazienti con ictus. L’idea di base – spiegata dal ricercatore del Cnr Antonio Cerasa – è che la ripetizione di operazioni man mano più complesse legate all’azione del cucinare possano aiutare i pazienti a recuperare tante piccole abilità che li avvicinino sempre di più alla vita che conducevano prima dell’ictus. Nelle sessioni di cucina, inoltre, alla componente squisitamente medica si affianca quella emotiva, perché la cucina è socializzazione, e poi conduce ad uno scopo finale concreto, che è il piatto che si va a realizzare.

La Cooking therapy approda sulla stampa nazionale

La Cooking Therapy, ovvero la riabilitazione delle persone colpite da ictus attraverso azioni ed emozioni connesse alla cucina, approda agli onori della stampa nazionale.  Una intera pagina del quotidiano La Repubblica è stata, infatti, dedicata all’idea lanciata da Antonio Cerasa in collaborazione con l’Istituto di Alta specialità riabilitativa S. Anna di Crotone. Un’idea non soltanto di grande suggestione, ma anche di sostanza e rigore scientifico, di recente pubblicata sulla rivista internazionale  “Journal of neurological sciences”.

L’idea del ricercatore del Cnr – spiega il quotidiano – realizzata in collaborazione con l’istituto S. Anna, è quella di usare l’arte del cucinare come sistema di riabilitazione costante e intensivo. Il procedimento con cui si cucina, infatti, mette insieme tante piccole abilità che possono aiutare i pazienti colpiti da ictus a recuperare meglio e con maggiore precisione le abilità perse a causa delle loro lesioni cerebrali. Azioni ripetute, che si sommano al dato emotivo, altrettanto importante. Perché la cucina è socializzazione; e poi produce qualcosa di concreto e piacevole come la pietanza finale. Non un’azione di riabilitazione passiva, dunque, ma mirata ad uno scopo, per di più di valenza sociale e conviviale.

Un’idea profondamente innovativa, legata ad un protocollo di riabilitazione nella cui elaborazione medici e tecnici della neuroriabilitazione sono stati affiancati da un gruppo di qualificatissimi chef.