É il 1962 l’anno di partenza di un progetto che si trasformerà nel tempo nell’Istituto S. Anna. É in quest’anno, infatti, che l´avvocato crotonese Ezio Pugliese crea per sua figlia Annarella una scuola elementare e un asilo nido. La scuola negli anni settanta diviene un istituto per ragazzi con problematiche sanitarie e sociali, passando così all´inquadramento nella medicina preventoriale. Nella nuova struttura tanti ragazzi con problematiche borderline hanno così modo di avere assistenza e istruzione.

Negli anni novanta l’Istituto inizia la sua trasformazione per diventare quello che è oggi. Insieme all’assessorato della Regione Calabria nasce un progetto che porta alla fondazione di una clinica che si occupa di neuroriabilitazione. Con il contributo determinante del professor Giuliano Dolce, uno dei maggiori esperti europei in materia di stato vegetativo, il S. Anna scopre una vocazione particolare per i pazienti in coma.

Nasce così l’Unitá di Risveglio, la prima codificata in Italia, autentico fiore all’occhiello dell’Istituto. Si costituisce un comitato scientifico di assoluto valore e il S. Anna ha continui interscambi con tre centri internazionali di primissimo livello che lavorano su questa tipologia di pazienti: Innsbruck, Bordeaux e Tel Aviv, dove il personale è mandato a formarsi. Insieme all’Unità di Risveglio si crea l’intero percorso dei reparti che seguono i pazienti nella loro evoluzione: l’Unità Gravi Cerebrolesioni, la Riabilitazione intensiva, il Day hospital e il reparto di Lungodegenza Specializzata dedicato ai pazienti in stato vegetativo da molto tempo. L’Istituto è quindi tra i primi in Italia ad applicare il modello operativo del Continuum Terapeutico che accompagna il paziente in un percorso individualizzato, in perfetta coerenza con il suo fabbisogno, attraverso i diversi livelli d’intensità assistenziale.

Alla sede storica di via Siris si affianca la moderna struttura in località Poggio Pudano e il S.Anna si proietta per gli anni a venire nell’affascinante sfida della ricerca scientifica e della robotica, che ha già portato alla progettazione, alla realizzazione e all’applicazione sui pazienti di Aramis, acronimo di Automatic Recovery Arm Motility Integrated System, uno strumento innovativo per la riabilitazione dell’arto superiore che rappresenta il trattamento più avanzato dell’intero ciclo riabilitativo offerto ai pazienti colpiti da ictus. Dall’Istituto, inoltre, parte un modello all’avanguardia per l’assistenza domiciliare ai pazienti in stato vegetativo e di minima coscienza: Oberon, un progetto realizzato con nuove procedure e nuove tecnologie che prevede l’ospedalizzazione a domicilio attraverso un servizio di telemedicina avanzata e l’utilizzo di un’equipe di assistenza domiciliare integrata debitamente coordinata.